Un caffè

L’abitudine di bere caffè affonda le sue radici in terre lontane. “Caffè” deriva dalla parola araba “qawha” che avrebbe il significato originale di “liquore aperitivo”. La città dello Yemen “Mokhà” indica l’espresso per antonomasia, il moka, ma anche la macchinetta domestica, la moka, da cui esce brontolando l’aromatica bevanda. A sua volta, l’Italia è diventata una grande consumatrice di crema arabica. I bambini intonano “il caffè della Peppina”. De Andrè esclama: “Ah che bell’ o’ café!”. Cocciante rammenta “l’odore del caffè nella cucina”. La giornata di gran parte degli italiani si svolge al ritmo del caffè ; marca il risveglio, la mezza mattinata, il dopo pranzo, la pausa pomeridiana, il dopo cena. Come asseriva la divertente coppia di Nino Manfredi e della nonnina Natalina per la  pubblicità della marca Lavazza : “Mai più senza caffè!”. Dopo il cordiale saluto di benvenuto, segue l’immancabile segno di ospitalità “Vuoi un caffè?”o “Ti faccio un caffè!” Raramente: “Ti preparo un tè!”. La tazza di tè è di solito rilegata al reparto malattia o convalescenza. Di regola, a uno che sta bene, non si propone un tè!

Il caffè è robusto, libera subito e potentemente un aroma deciso mentre il tè rilascia gradualmente un sapore più discreto sulle papille ma più ricco di sfumature aromatiche. Ovviamente non parlo di alcune tristi bustine ma del tè selezionato, composto da foglie intere o spezzate. Comunque mi sembra improbabile che riesca un giorno a detronizzare il re Caffè. Fa troppa fatica a penetrare un mondo impregnato dall’aroma del suo rivale! Soffro di “tèomania” ma non boccio l’espresso italiano. In Francia, dove sono cresciuta, viene servito un caffè lungo, lunghissimo … Diluito al punto di scomparire nell’acqua, è una specie di tisana al caffè. Non mi è mai piaciuto e per gli italiani costituisce una deprimente ciofeca. Ribadisco alla Nino Manfredi: “Il caffè è un piacere; se non è buono, che piacere è?” A casa, uso l’inconfondibile caffettiera a pressione Bialetti che annuncia sempre la fine della sua missione con un gorgoglio rumoroso. Mi piace un caffè stretto e amaro. Di tanto in tanto, mi regalo una golosità poco ortodossa: lo correggo con del Bailey’s . La prima volta che ho assaggiato un moka, me lo aveva preparato un amico italiano, dopo una cena. Nerissimo, dall’intenso sapore e ben zuccherato, vero nettare! Sembrava così inoffensivo nella sua minuscola tazza. Ebbene, come un gufo, ho vagheggiato tutta la notte per la casa in cerca di sonno… Quando sono fuori, ordino generalmente un cappuccino. Lo potrei bere a qualsiasi ora della giornata. Non resisto a questo espresso sormontato dalla schiuma di latte: affondo con delizia la bocca nella nuvoletta bianca.

Joëlle

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